L'ottimismo del governo dei professori e l'ultimo nein della Bundesbank

In due diversi interventi ma entrambi ottimisti il premier, Mario Monti, e il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, sono intervenuti al meeting di Comunione e liberazione a Rimini. "Sì, la vedo l'uscita dalla crisi", ha esordito oggi Passera, “ma non dobbiamo nasconderci i problemi: la situazione è ancora un po’ peggio di quello che uno potrebbe immaginarsi”. Situazione che ieri il premier Monti, di fronte alla stessa platea, aveva descritto come leggermente migliorata.
24 AGO 20
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In due diversi interventi ma entrambi ottimisti il premier, Mario Monti, e il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, sono intervenuti al meeting di Comunione e liberazione a Rimini. "Sì, la vedo l'uscita dalla crisi", ha esordito oggi Passera, “ma non dobbiamo nasconderci i problemi: la situazione è ancora un po’ peggio di quello che uno potrebbe immaginarsi”. Situazione che ieri il premier Monti, di fronte alla stessa platea, aveva descritto come leggermente migliorata, frutto di uno scarto nel modo di pensare “individuale e collettivo che ci ha fatto ragionare più approfonditamente sulla condizione dell'Italia e su cosa va fatto e può essere fatto" aggiungendo poi come il momento dell’uscita della crisi sia “un momento che per certi versi vedo avvicinarsi”. Salvo poi avvertire che “mai abbiamo pensato che le riforme fatte con intensità in questi mesi, facessero partire immediatamente la crescita”, sperando però che “l'insieme di queste riforme desse luogo ad una riduzione dei tassi di interesse più rapidamente di come sta avvenendo".

Sul futuro sia Monti che Passera pensano alla “responsabilità condivisa non solo dalla politica, ma di tutta la classe dirigente ed eredità davvero deludente di questi ultimi vent'anni di Seconda Repubblica”, traguardo cui tendere solo se “l’esercizio corale del governo Monti andrà avanti”, ha detto Passera nel corso del suo intervento. L’Italia – ha detto Passera– oggi “indietro rispetto all’Europa” deve ritrovare il passo sulla produttività e sulla coesione sociale, “uno degli elementi portanti della fiducia e della crescita”.

Dopo un avvio di giornata favorevole, in prossimità della chiusura le Borse europee perdono sulla scia dello stop tedesco allo scudo antispread e dell’avvio negativo di Wall Street. Secondo lo Spiegel la Bundesbank si sarebbe opposta all’acquisto da parte della Bce dei titoli di stato dei paesi in difficoltà. “La Bce – si legge sulle colonne del quotidiano tedesco – vorrebbe rendere più trasparenti i suoi acquisti di titoli di Stato annunciando il volume degli interventi subito dopo ogni operazione e non una volta alla settimana come avviene adesso”. La Bundesbank ha invece sottolineato come la “condivisione dei rischi di solvibilità debba essere ancorata alla politica finanziaria, riguarda i governi e i parlamenti e non può passare attraverso i bilanci della banca centrale”.
Risposte agli interventi di Monti e Passera sono arrivate oggi dai sindacati, in disaccordo con la visione ottimistica fornita dagli esponenti del governo per cui sarebbe più vicina la fine della crisi.

Secondo Raffaele Bonanni, numero uno della Cisl, “il Paese è “in una situazione disastrosa” e la fine della crisi ci sarà solo quando “tutti tireranno da una sola parte per affrontare i nodi che abbiamo di fronte”. Una prima risposta, seconda Bonanni, sarebbe l’attuazione di una politica che “favorisca la coesione sociale e che porti al coinvolgimento delle autonomie locali e delle parti sociali in veri e propri progetti per l'aggressione dei problemi che non ci fanno uscire dalla crisi”.

“L’ottimismo del Presidente del consiglio” – per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti – “è necessario ma assolutamente infondato”. Nessuno spiraglio positivo all’orizzonte per lui, ma solo la previsione di una “recessione peggiore del 2012 e un autunno per nulla piacevole”. La via d’uscita dalla crisi, secondo Angeletti, comincerà a intravedersi “quando le imprese invece di chiudere apriranno e quando i disoccupati invece di aumentare diminuiranno”, “quando ci sono così tanti disoccupati adulti, che hanno famiglia, significa che il Paese sta andando alla sfascio”.

Sulla stessa linea anche il Segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada, secondo cui “non si vede l’uscita dal tunnel”, anzi, “i dati nostri e di Confindustria dicono tutto il contrario”.